Suona la sveglia.

Sono le 4.00 del 24 aprile 2026. Inizia così, per me, la fase finale del Campionato Italiano a squadre Master di scacchi, la massima competizione nazionale.

Bisogna partire. Il treno da Roma a Milano è alle 6.38 ed io devo passare a prendere alcuni giocatori che sono arrivati a Roma il giorno precedente e incontrare gli altri alla stazione. Gli ultimi due, invece, sono già a Boario Terme, in Val Camonica, anche quest’anno sede di gioco del Campionato.

Andare in stazione a quell’ora vuol dire andare in macchina, e qualcuno la macchina la deve riportare a casa. Lo farà mia moglie Erida, santa donna, il cui interesse per gli scacchi è paragonabile al mio per la fisica quantistica.

Partiamo da Roma io, il Capitano MF Marco Corvi, il MI Sebastian Iermito arrivato da Barcellona, Il GM Alexandr Fier arrivato dal Brasile e il giovane MF Danilo Brozzi, ancora minorenne, ma molto serio ed entusiasta della sua prima partecipazione alla Master.

A Milano recuperiamo l’auto a noleggio che ho prenotato e via per Boario Terme, dove arriviamo all’ora di pranzo, unendoci agli altri. La prima partita si gioca alle 15.00.

Eccoci. Siamo qui per difendere il titolo di campioni conquistato per la prima volta lo scorso anno. Abbiamo lo scudetto cucito sul petto di tutte le nostre divise e intendiamo lottare dando il massimo per non farcelo scucire.

Chi ne sa di sport sa pure come funziona: arrivare primi, vincere, è molto difficile. Vincere di nuovo, ripetersi, lo è molto di più. La vittoria spesso porta rilassamento, mentre gli altri si attrezzano per vincere loro, avendoti preso le misure.

E poi quest’anno, in questa edizione 2026 del Campionato, le squadre non sono più 16 o 20, come lo scorso anno, ma addirittura 24. Un numero enorme.

La formula è quella di due gironi di 12 squadre che giocano ciascuna 7 partite, con il sistema “svizzero”. Le prime due di ogni girone si affrontano poi in semifinale e le vincitrici in finale.

Come noto, ogni incontro si gioca su quattro scacchiere. 4 contro 4, ognuno con il proprio avversario, e si fa la somma dei punti ottenuti.

Beh, quel 24 aprile, alle ore 15.00, si aprono le danze.

E noi balliamo male.

Giochiamo contro Latina, una squadra valida, ma sulla carta decisamente alla portata per una vittoria. Del resto la nostra media ELO è di 2547, la loro 2339.

Ed invece no. I numeri contano fino ad un certo punto, e pareggiamo l’incontro. Lodici e Iermito pattano la propria partita, Fier vince, ma rischiando molto, contro il talentuoso MI Caprio, e il nostro Aghayev perde in quarta contro un avversario di quasi 300 punti Elo in meno. 2-2, ed un bel bagno di umiltà, considerando che ad un certo punto abbiamo anche rischiato di perdere la partita di Fier, e quindi l’incontro.

A Boario Terme, che conosciamo bene perché era stata la sede del Campionato anche nel 2025, si respira un’aria tranquilla, i ritmi sono quelli felpati di un paese di fondo valle, le persone sono cordiali. Ma sotto sotto c’è fermento, c’è tensione. Siamo tutti qui per vincere, non per fare il bagno alle terme.

Che poi, colpo di scena, le terme sono pure chiuse per lavori di ristrutturazione, il che ha profondamente scosso il Presidente, cioè il sottoscritto, che sperava di poter staccare la spina e la mente dalla tensione agonistica almeno per qualche ora.

La partenza poco brillante, comunque, non altera la nostra serenità di fondo e proseguiamo il cammino senza brillare, ma senza mollare.

Al secondo turno affrontiamo Etna Scacchi, vincendo 3-1, con sconfitta in quarta scacchiera all’esordio del giovane Brozzi, che era in largo vantaggio ma poi si è perso per il tempo e per l’emozione. Peccato, ma avrà tante occasioni per togliersi in futuro molte soddisfazioni.

Al terzo turno affrontiamo un’altra squadra siciliana: Kodokan di Messina. Vittoria per 3-1. In quarta scacchiera Aghayev non è in forma. Va spesso in vantaggio ma poi non concretizza, e rischia pure.

E arriviamo al quarto turno, quando affrontiamo Napoli, squadra fortissima, Vicecampione d’Italia in carica e che l’anno scorso ci diede molto filo da torcere, fino all’ultima partita.

In quell’occasione ci avevamo pareggiato, anche grazie ad un’epica e spettacolare vittoria del nostro GM Fier contro il loro GM Mastrovasilis.

Conoscendo le loro qualità, li affrontiamo con piglio. Lodici e Fier pattano rispettivamente contro Mastrovasilis e Brunello, Miragha patta contro Altini in quarta e il MI Iermito si rivela decisivo battendo in terza scacchiera il MF Casadio. Risultato: 2,5-1,5.

Beh, a questo punto, dopo quattro turni, sembra fatta. Abbiamo battuto anche la squadra più forte fra le avversarie del girone. Ma non è così.

Il Capitano Corvi, che ha esperienza da vendere, non è soddisfatto. E’ chiaro che siamo forti e che siamo lì, lassù, ma non tutto funziona come dovrebbe. Siamo un po’ conservativi, siamo un po’ troppo prudenti, qualcuno non sembra in forma.

Quella sera con il Capitano andiamo a fare due passi e finiamo di nuovo in un pub fuori mano, dove ci fermiamo a bere qualcosa. Lo facciamo tutte le sere. E’ uno dei rituali che fissano il tempo, che dettano il ritmo, che rendono vario e al contempo sempre uguale lo svolgersi della nostra presenza e della nostra partecipazione.

Condividiamo speranze, preoccupazioni, perplessità.

Dai, siamo in pista. Possiamo farcela.

Il giorno dopo, lunedì, affrontiamo l’Accademia Scacchistica Milanese. Una società prestigiosa che schiera una squadra molto competitiva. Come dicevo, i numeri contano, ma fino ad un certo punto, ed infatti a fronte di una nostra prevalenza di ELO su tutte le scacchiere, l’incontro è molto difficile. Finisce 2-2, con patta di Lodici, sconfitta di Fier, vittoria di Iermito e patta di Aghayev.

Al sesto e penultimo turno schieriamo in prima scacchiera il forte GM Aleksej Sarana, reduce dalla vittoria in Bundesliga, con Lodici in seconda scacchiera, Iermito in terza e Aghayev in quarta.

Ti aspetti sfracelli, ma non è così. Giochiamo contro Firenze, una squadra con giovani talenti e molta voglia di vincere. Arrivano tre patte nelle prime tre scacchiere, con il MI Edoardo Di Benedetto che blocca il nostro Lodici, ma Miragha Aghayev si ricorda per fortuna di essere un fortissimo giocatore e vince la sua prima partita in quarta scacchiera. 2,5 a 1,5 il risultato finale a nostro favore.

Sembra fatta. Siamo primi del girone, ma tallonati da Napoli e da Milano.

Domani, ultimo turno, giochiamo contro Ostia. Una specie di derby contro una società con un bellissimo settore giovanile e un’ottima reputazione nella nostra regione.

A noi basterebbe un pareggio per avere la certezza di andare in semifinale. Risultato che appare decisamente alla nostra portata.

Ma, lo sappiamo, non funziona così.

Le cose si mettono male, molto male.

Sarana patta in prima. Aghayev patta in quarta. E Iermito perde in terza, inaspettatamente. Siamo sotto, perché in seconda scacchiera il nostro Lodici è in una posizione che non può vincere. E pattando, anche a causa dei risultati delle altre squadre, perdiamo l’incontro e siamo fuori dalle semifinali.

Ecco, questo è stato il momento cruciale del Campionato italiano 2026, quello che ricorderemo a lungo e che ci ha insegnato molto.

Tutte le partite in sala erano finite. Lodici con il nero giocava contro il MF Carlo Emanuele, un signor giocatore. Un gruppo di spettatori osservava. Fra questi il Capitano Corvi ed io.

Va detto che non ho seguito nemmeno una partita e che in una settimana sono rimasto in sala gioco per non più di trenta minuti in totale.

Ma questo era il passaggio decisivo, stavano per rispedirci a casa. Era il momento di esserci.

Lodici doveva vincere, ma non poteva. Aveva Re e Torre e l’avversario Re, Cavallo ed un pedone. Il pedone poteva cadere, ma Lodici ha atteso, per allungare il brodo, per allontanare la patta per la regola delle 50 mosse. La battaglia doveva continuare, fino all’ultimo, fino allo stremo.

Alla fine Lodici quel pedone lo deve prendere, e siamo in un finale classico, che potremmo definire patta teorica: se il giocatore con Re e Cavallo gioca bene, l’avversario con Re e Torre non può vincere. E l’avversario di Lodici, come detto, è un giocatore di alto livello, che conosce molto bene questi finali. Se la porta alla patta, ottiene un grande risultato contro il GM Lorenzo Lodici, numero 1 italiano, e noi la semifinale la salutiamo.

La partita va avanti a lungo. Il silenzio regna in sala. Lodici rimane con pochi secondi sull’orologio, ma poi muove velocemente per qualche mossa e il tuo tempo risale grazie all’incremento di 30 secondi.

Ogni tanto incrocio lo sguardo con il Capitano. Sappiamo entrambi, sappiamo tutti, che non c’è speranza.

Alle 20.12 guardo l’orologio. Sono passate 5 ore e 12 minuti dall’inizio della partita, e Lodici è ancora lì che non molla, che tenta di irretire l’avversario, di imbrigliare quel Cavallo con la sua Torre, in un susseguirsi di mosse maliziose, per creare condizioni che non si possono creare, perché il Cavallo è attento, sta vicino al suo Re, collabora con lui, e vuole sollevarsi sulle zampe posteriori allo scoccare della cinquantesima mossa per celebrare la sua libertà e di essere riuscito a salvare il suo Re.

Alle 20.13 sto guardando la scacchiera ma il riflesso della luce mi fa apparire i pezzi un po’ sfocati, frammentati, come in una tela impressionista di Monet.

E’ un momento che non dimenticherò mai, e non solo io.

Vedo il Cavallo che va in a6, allontanandosi dal proprio Re. Una mossa istintiva, per sottrarre lo stremato equino dall’ennesimo attacco della Torre. Era il Re che sarebbe dovuto andare a proteggere il proprio destriero, e non lui ad allontanarsi, rimanendo indifeso.

Mi giro verso il Capitano Corvi. Non ero sicuro, perché quella luce mi rendeva incerto, ma ho percepito che qualcosa era accaduto. Qualcosa di sorprendente ed inaspettato. Il Capitano si gira verso di me con un’espressione indecifrabile. Ci allontaniamo subito e mi sussurra “non è possibile”.

Avevo visto bene. Torre in b6 ed il Cavallo era perduto. Dopo una lotta durata ore, dopo una battaglia epica, dopo essere stati sull’orlo del baratro, dopo aver sprecato e recuperato, subìto e rilanciato, eravamo in semifinale.

Chi sa di scacchi non ha bisogno che io gli spieghi quanto è improbabile che ad un livello tanto elevato si riesca a vincere quel finale, a far prevalere quella Torre contro quel Cavallo.

Ma per far capire a chi non sa di scacchi di cosa stiamo parlando, è un po’ come se il giovane Motta, portiere della Lazio, invece di parare 4 rigori di fila nella semifinale di Coppa Italia, ne avesse parati 12.

Oppure è come se si rigiocasse cinque volte quel Perugia-Juventus che ci consegnò lo scudetto nel 2000, e per cinque volte Calori segnasse di nuovo quel gol.

Di questo stiamo parlando.

Quando Lorenzo Lodici si è alzato dopo aver vinto, l’ho abbracciato. La verità è che lui non sapeva che se non avesse vinto, saremmo stati eliminati. Ovviamente conosceva il risultato del nostro incontro, ma non quello delle concorrenti. Un campione non regala nulla al proprio avversario, mai.

Ed eccoci a quella sera, anno domini 2026, quarto giorno prima delle calende di maggio.

Una serata decisiva.

Rientro a piedi in albergo dove poco dopo ci ritroviamo a cena con la squadra.

C’è euforia per la qualificazione alle semifinali, conquistata ottenendo alla fine il primo posto del girone (saremmo arrivati terzi se Lodici avesse pattato…).

Ma è evidente che c’è qualcosa che non va.

Ecco, quella sera, a tavola, la squadra è cambiata. Un gruppo di giocatori professionisti, ciascuno con la propria carriera, sicuramente in buoni rapporti fra loro, alcuni già insieme in squadra da anni, è diventato davvero, come per incanto, una squadra.

E’ stato un momento importante perché si è fatto notare a tutti che la Fortuna, il Fato, ti aiutano una volta, ma la seconda di solito si voltano dall’altra parte. Non bisogna abusare della Buona Sorte, ma incassare il suo aiuto e onorarlo. Se ti siedi comodo, sperando che le tue carenze verranno compensate ad oltranza dalle favorevoli congiunzioni astrali, pagherai presto il conto, e sarà un conto amaro.

Occorre avere una strategia. Occorre prendersi dei rischi, in modo mirato, organizzato e condiviso.

Occorre attaccare dove si può attaccare e resistere dove necessario.

Occorre avere coraggio, senza però essere incoscienti.

Gli scacchi sono una battaglia, e le grandi battaglie hanno un comune denominatore, ben noto ai grandi condottieri del passato come Napoleone, Rommel, Zukov, Giulio Cesare. E quel comune denominatore è l’organizzazione, la collaborazione, la ripartizione dei compiti, la visione.

Il giorno dopo avremmo giocato la semifinale contro Modena, squadra temibile, ed avevamo da Regolamento il diritto di decidere con quale colore giocare in prima scacchiera, avendo vinto il nostro girone.

A chi dare il bianco, per attaccare e cercare di vincere? Alla prima scacchiera? Alla seconda?

E qui quel ragazzo educato e volitivo, con lo sguardo un po’ sornione e molto astuto, gran talento, che era con noi per la prima volta, il GM Lorenzo Lodici, è intervenuto e ha detto che se gli avessimo dato il bianco in seconda scacchiera, avrebbe giocato lui per sbilanciare e vincere.

Si è fatto carico di una responsabilità non da poco. Con il supporto di tutta la squadra, si è deciso che quello era il punto dove attaccare la trincea nemica, dove avanzare con la copertura degli altri per scompaginare le linee avversarie e sfondare.

Ed è andata così.

Il giorno successivo con Modena eravamo una squadra nuova, con piglio diverso rispetto al travagliato girone di qualificazione.

Il GM Sarana ha vinto in prima con il nero e Lodici in seconda con il Bianco. Patta per il MI Iermito e per il MI Aghayev in terza e quarta. Vittoria per 3-1.

Si va in finale.

Ed in finale troviamo il Pedone Isolano, la più forte delle squadre siciliane, salita alla ribalta negli ultimi anni e che due anni fa si era laureata Vicecampione d’Italia.

A questo punto, un’altra cosa ve la devo dire.

Non amo gli spareggi. Sapete, quella fase successiva all’incontro a tempo standard finito in pareggio, che si caratterizza per incontri Rapid, cioè veloci, e poi in caso di ulteriore parità in incontri Blitz, cioè velocissimi. E poi, in caso di ennesimo pareggio, nell’Armageddon, che già il nome è un programma ed evoca scenari apocalittici.

E sapete perché non li amo?

Perché tre anni fa abbiamo perso la semifinale agli spareggi, e poi pure la finalina.

E due anni fa di nuovo.

Certo, quest’anno eravamo attrezzati con diversi giocatori specialisti del tempo veloce, ma quando uno si scotta, la mano sulla fiamma non ce la vuole mettere di nuovo, anche se ha il guanto di amianto.

E allora incrocio le dita e con il Capitano diciamo alla squadra che si deve concentrare per vincere. I supplementari e i rigori anche no, grazie.

Ma dall’altra parte c’è il Pedone Isolano, che non è disposto a cedere di un passo.

In prima scacchiera hanno il GM Luca Moroni, che non ha bisogno di presentazioni. Uno dei più forti giocatori italiani, Campione Italiano in carica negli assoluti individuali.

In seconda hanno il MI Gabriele Lumachi, che l’hanno scorso era nella nostra squadra e che con noi ha vinto lo scudetto.

In terza ed in quarta rispettivamente il MI Barp e il MI Carnicelli, giocatori giovani, fortissimi, in crescita.

La squadra siciliana è una squadra compatta, equilibrata, che si permette di schierare anche in terza e quarta scacchiera due giocatori abbondantemente sopra i 2400 punti Elo. Non è un caso che sia arrivata in finale.

Noi ci concediamo anche il lusso di schierare il GM Michele Godena, un mostro sacro dello scacchismo italiano, con noi da diversi anni, in quarta scacchiera. Rientrato di corsa da Durazzo, dove si è laureato Vicecampione del Mondo a squadre con la nazionale italiana Senior (Over 50), sfiorando il primo posto, sono andato personalmente a prenderlo all’aeroporto di Bergamo per inserirlo direttamente in finale.

E siamo quindi al gran giorno, il 30 aprile, che per noi sarà una data storica, quella del secondo scudetto.

Le cose vanno come volevamo andassero. Senza rischiare nulla, pareggiamo sulla prima, sulla terza e sulla quarta scacchiera, e vinciamo in seconda con Lodici, in costante e crescente vantaggio contro Lumachi. E pensare che l’anno prima Lumachi giocava come detto con noi, e Lodici invece con il Pedone Isolano. Lo sport è una cosa strana, quasi mistica.

Io come al solito non sono andato in sede di gioco. Come l’anno precedente sono rimasto nella hall dell’albergo, lo stesso albergo, l’Hotel Milano, a camminare su e giù. Fier, come l’anno precedente, disteso languidamente come un gatto sul divano, seguiva online la partita di Lodici e mi aggiornava.

“Alex, come siamo messi?”

“Bene”

Dopo cinque minuti: “Alex, come siamo messi?”

“Bene, come prima”

Dopo altri cinque minuti: “Alex, come siamo…”. Mi interrompe. “Lorenzo ha +5”. Vantaggio incolmabile e decisivo per giocatori di quel livello.

E come l’anno scorso, arriva la telefonata di Miragha Aghayev che dalla sede di gioco mi chiama per dirmi che siamo Campioni!

L’abbiamo fatto di nuovo. Ed è stato molto più difficile. Nel 2025 è stata una marcia trionfale, sempre in testa. Su 36 partite individuali giocate dai nostri scacchisti, ne avevamo persa solo una.

Quest’anno ne abbiamo perse 4, rischiando molto in altre.

Certo, non ci nascondiamo dietro un dito: siamo una realtà e speriamo di rimanerlo il più a lungo possibile.

Da quando sono diventato Presidente il 1 luglio 2021 mi sono beccato subito una retrocessione in A1, tanto per gradire, ma poi siamo risaliti nel 2022, siamo arrivati quarti nel 2023, quarti nel 2024, abbiamo vinto il titolo nel 2025 e ci siamo ripetuti quest’anno.

Negli ultimi 5 anni abbiamo perso un solo incontro su 40 a tempo standard.

Siamo risultati imbattuti nel 2022, nel 2023, abbiamo perso la finale per il 3° posto con Modena nel 2024, e di nuovo imbattuti nel 2025 e nel 2026.

Insomma, siamo lassù, dove volano le aquile…

Quel 30 aprile, come ogni giornata conclusiva di una Master, è stato un turbinìo di emozioni.

Ci siamo svegliati con la necessità di preparare i bagagli e lasciarli nella hall. Siamo andati a giocare la finale. L’abbiamo vinta. Siamo rientrati in albergo per il pranzo. Abbiamo stappato la bottiglia (i maliziosi dicono le bottiglie) e festeggiato. Abbiamo utilizzato le camere messe a disposizione dalla struttura per una rapida rinfrescata e poi via alla premiazione. Abbiamo alzato la coppa sul palco. Abbiamo scattato le foto di rito, con la felicità stampata sui volti. Siamo rientrati di corsa per prendere la macchina e andare a Milano. Il nostro storico socio Marco Tinari, che era venuto per seguire le ultime due giornate del Campionato, ha accompagnato alcuni giocatori alle loro destinazioni. Noi abbiamo corso contro il tempo per non perdere il treno. Siamo saliti al volo. Un simpatico cinese che parlava italiano meglio di noi ha tentato di rubarci il posto, sostenendo che siccome lo avevano rubato a lui, lui riteneva giusto rubarlo a noi. Lo abbiamo allontanato con la ferma cortesia che è tipica dello stile Lazio. Siamo rientrati a notte inoltrata. Mia moglie mi aspettava per prelevarci, con il sorriso di chi sa di avere un credito da incassare alla prima ghiotta occasione. Sono arrivato a casa. Ho guardato la coppa e con delicatezza l’ho messa lì, accanto a quella dello scorso anno. Poi l’ho un po’ scostata, per fare spazio. Chissà che non ce ne debba entrare un’altra in futuro.

L’aria fuori era fresca. Il vento agitava le foglie degli alberi. Il Tevere scorreva placido sotto casa. Sono uscito in terrazza. Era oramai notte fonda. Tutto era silenzio. Mi sono seduto. Ho preso la bottiglia delle grandi occasioni. L’ho aperta. Ho versato un bicchierino e poi, dopo un sospiro di sollievo, ho brindato idealmente con il mio Maestro Paolo Lenzi, con il mio Vicepresidente Adriano Cecconi, con la mia Direttrice sportiva Valentina Teodonio, e con tutti coloro che hanno avuto la pazienza di leggere questa storia fino a qui…

Il Presidente
Roberto Condorelli